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giovedì 9 ottobre 2008

"LA PREGHIERA, la forza più potente del mondo"




Madre Teresa di Calcutta

Bisogna che tutti noi troviamo il tempo di restare in silenzio e di contemplare, soprattutto se viviamo nelle metropoli come Londra e New York, dove tutto si muove tanto in fretta. Ecco perché ho deciso di aprire la nostra prima Casa per le sorelle contemplative (la cui vocazione è pregare per buona parte della giornata) a New York anziché sull' Himalaya: ritenevo che silenzio e contemplazione fossero più necessari nelle città del mondo.
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Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio:
dobbiamo ascoltare Dio perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che Egli dice a noi e attraverso di noi.
La preghiera alimenta l'anima: essa sta all'anima come il sangue sta al corpo, e porta più vicini a Dio. Dona inoltre un cuore limpido e puro. Un cuore limpido può vedere Dio, può parlare a Dio e può vedere l'amore di Dio negli altri. Quando hai un cuore limpido, vuoi dire che sei aperto e onesto con Dio, che non Gli stai nascondendo nulla, e ciò consente a Lui di prendere da te quello che vuole.
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Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l'impegno di pregare ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque. Non è necessario trovarsi in cappella o in chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera, né la preghiera deve fermare il lavoro. Puoi anche consultare un sacerdote per essere guidato, o cercare di parlare direttamente con Dio. Basta che tu parli.
Digli tutto, parlagli. È nostro padre, è padre di tutti noi, qualunque sia la nostra religione. Siamo stati tutti creati da Dio, siamo i suoi figli. Dobbiamo sperare in Lui, lavorare per Lui. Se preghiamo, otterremo tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.

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Senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz'ora. Mediante la preghiera ricavo la mia forza da Dio. Inizia e concludi la giornata con la preghiera... Vai a Dio come un bambino...
Se trovi difficile pregare, puoi dire: "Vieni, Spirito Santo, guidami, proteggimi, sgombrami la mente perché io possa pregare". Oppure, se stai pregando Maria, puoi dire: "Maria, Madre di Gesù, fammi da Madre adesso, aiutami a pregare".
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Quando preghi, ringrazia Dio per tutti i suoi doni, perché tutto è Suo ed è un dono da parte Sua. La tua anima è un dono di Dio. Se sei cristiano, puoi recitare il Padre Nostro; se sei cattolico, l'Ave Maria, il Rosario, il Credo, tutte le preghiere più comuni. Se tu o la tua famiglia avete preghiere particolari, prega in quel modo. Se avrai fiducia nel Signore e nel potere della preghiera supererai quelle sensazioni di dubbio, di paura e di solitudine che di solito a tutti capita di provare.
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Ogni sera, prima di andare a letto, devi fare un esame di coscienza (perché non sai se sarai vivo il mattino dopo!). Qualsiasi cosa ti preoccupi, o qualsiasi torto tu abbia fatto, devi porvi riparo. Se per esempio hai rubato qualcosa, cerca di restituirla. Se hai offeso qualcuno, cerca di fare la pace con quella persona, fallo subito. Se non puoi fare la pace così, almeno fai la pace con Dio dicendo: "Mi dispiace molto!".
È importantissimo, perché così come compiamo atti d'amore, dobbiamo compiere atti di contrizione... Ci si sente bene a essere liberi da fardelli, ad avere il cuore pulito! Ricorda che Dio è misericordioso, è il Padre misericordioso di tutti noi. Siamo i Suoi figli e, se noi ci ricordiamo di chiedere scusa, Egli ci perdonerà e dimenticherà tutto.
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Puoi anche pregare per il lavoro degli altri e aiutarli. Per esempio, nella nostra comunità, vi sono aiutanti "alter ego" che offrono le loro preghiere per una sorella che ha bisogno della forza di portare avanti il suo lavoro attivo. E abbiamo anche le sorelle e i fratelli contemplativi, che pregano continuamente per noi.
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Vi sono moltissimi esempi del potere della preghiera, e di come Dio ci risponda, sempre. Un prete, padre Bert White, è venuto a trovarci a Calcutta perché era interessato al nostro lavoro.
È arrivato proprio al momento giusto: "Stavo andando a vedere il lavoro di Madre Teresa e delle Missionarie della Carità, e ho deciso di partecipare alla Messa nella Casa Madre. Arrivando alla porta principale, sono stato accolto da una sorella che mi ha detto: "Grazie a Dio sei qui, padre, vieni dentro". Ho domandato: "Come fai a sapere che sono un prete?", dato che non portavo gli abiti ecclesiastici, e lei ha risposto: "Il prete che di solito dice Messa non è potuto venire e così abbiamo pregato Dio che ce ne mandasse un altro!".

mercoledì 8 ottobre 2008



“La mia piú bella invenzione, dice Dio, è Maria.
Mi mancava una Mamma e l'ho fatta.
Ho fatto mia Madre prima che ella facesse me.Era piú sicuro.
Ora sono veramente un uomo come tutti gli uomini.
Non ho piú nulla di invidiare loro, poiché ho una Mam­ma, una vera.
Mi mancava.
Mia Madre si chiama Maria, dice Dio.
La sua anima è assolutamente pura e piena di grazia.
Il suo corpo è vergine, per­vaso da una luce che sulla terra mai mi sono stancato di guardarla, di ascoltarla, di animarla.
È bella mia Madre, tanto che, lasciando gli splen­dori del cielo, non mi sono trovato sperduto vicino a lei.
Eppure so bene, dice Dio, cosa sia l'essere portato dagli angeli: beh, non vale le braccia di una mamma, credetemi. Maria, mia Madre è morta, dice Dio.
Dopo che io ero risalito verso il cielo, ella mi mancava, io le mancavo.
Ella mi ha rag­giunto.
Con la sua anima, con il suo corpo direttamente.
Non potevo fare diversamente.
Era necessario.
Era conveniente.
Le dita che hanno portato Dio non potevano immobilizzarsi.
Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano restare chiusi.
Le labbra che hanno baciato Dio, non pote­vano irrigidirsi.
Il corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio non po­teva marcire mescolato alla terra.
Non ho potuto, non era possibile.
Mi sa­rebbe costato troppo.
Ho un bell'essere Dio, sono suo figlio, e comando io.
E poi, dice Gesú, l'ho fatto anche per gli uomini miei fratelli.
Perché ab­biano una Mamma in cielo. Una vera, una di loro, corpo e anima, la mia...
In cielo hanno una Mamma che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne.
In cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore, con il suo cuore di carne.
E questa Mamma è la mia, che mi guarda con gli stessi oc­chi, che mi ama con lo stesso cuore.
Se gli uomini fossero furbi, ne appro­fitterebbero, dovrebbero ben sospettare che io non le posso rifiutare nul­la...
Che volete! È mia Madre.
Io l'ho voluta. Non me ne pento.
L'uno di fronte all'altro, corpo e anima, Madre e Figlio.
Eternamente Madre e Fi­glio
Madre e figli ... ».


M.Quoist

Orme






Una notte un uomo fece un sogno.

Sognò di passeggiare lungo la spiaggia con il Signore.

In cielo balenavano scene della sua vita.

Per ciascuna scena notò due serie di orme sulla sabbia:

una apparteneva a lui e l'altra al Signore.

Quando gli fu balenata davanti agli occhi l'ultima scena,

si voltò a guardare le orme

e notò che molte volte lungo il cammino vi era una sola serie di impronte.

Notò anche che questo avveniva durante i periodi più sfavorevoli

e più tristi della sua vita.

Ne rimase disorientato e interrogò il Signore.

"Signore, tu hai detto che se io avessi deciso di seguirti,

tu avresti camminato tutta la strada accanto a me,

ma io ho notato che durante i periodi più difficili della mia vita

vi era una sola serie di orme.

Non capisco perché,

quando avevo più bisogno di te,

mi hai abbandonato."
Il Signore rispose:

"Mio amato figlio, io ti voglio bene e non ti abbandonerei mai.

Durante i tuoi periodi di dolore e sofferenza,

quando vedi solo una serie di orme,

quelli sono i periodi in cui io ti ho portato in braccio."

martedì 7 ottobre 2008

MADRE TERESA


"Se mai diverrò una santa, sarò certamente una santa "del nascondimento": mi assenterò in continuazione dal paradiso per recarmi sulla terra ad accendere la luce di quelli che si trovano nell'oscurità". Scrivendo questa frase, in una lettera del 6 marzo 1962 al direttore spirituale padre Neuner, Madre Teresa di Calcutta certamente non avrebbe mai pensato che - a poco più di cinque anni dalla morte (avvenuta il 5 settembre 1997) - sarebbe stata già fissata la data della propria beatificazione, che Giovanni Paolo II presiederà in piazza San Pietro il 19 ottobre 2003.

Il contenuto di quelle parole, che a me piace definire la "grande promessa" di Madre Teresa, è ora di fatto ancor più concreto, in particolare per quanti furono al centro dell'attenzione della religiosa mentre era in vita: i "più poveri dei poveri", in senso sia materiale che spirituale. Fu con questa precisa definizione che Gesù Cristo, nelle locuzioni con cui le parlò per buona parte del 1946 e 1947, le indicò infatti verso chi avrebbe dovuto dirigere il proprio nuovo apostolato, lasciando alle spalle l'insegnamento che aveva caratterizzato sino ad allora la sua missione in India.

Ma non è certo perché udì la voce di Cristo, avendone anche delle visioni, che Madre Teresa sta ora per essere proclamata beata. Come per tutti i servi di Dio, il qualificato processo canonico ha messo in luce il suo pieno possesso in grado eroico delle virtù: e non soltanto di quella della carità, per la quale era giustamente conosciuta in tutto il mondo, bensì anche di tutte le altre virtù cristiane.
Inaspettatamente, è anzi forse proprio la fede la virtù più eroicamente da lei esercitata, in quanto -dopo l'anno abbondante di dialoghi con Gesù- per quasi tutto il resto della vita ella sperimentò la "notte oscura" che tanti mistici hanno conosciuto e descritto. Ma il suo atteggiamento fu sempre improntato alla speranza, come scrisse spiegando alle discepole le Costituzioni della Congregazione: "La mia anima può essere nell'oscurità, ma io so che oscurità, difficoltà e sofferenza sono il test più sicuro della mia totale resa a Cristo".
Alla luce di questa assoluta obbedienza, Madre Teresa ebbe sempre la chiara consapevolezza che la fede era il vero faro della propria vita, tanto da riuscire a guardare alle cose del mondo secondo la prospettiva di Dio e a intravedere anche negli eventi più insignificanti la sua mano.

Il 31 luglio 1962, in uno dei periodi più faticosi della sua esperienza spirituale, in una lettera alle sue Missionarie manifestava la convinzione che ella per prima mise in pratica durante tutta la vita: "Cristo ti utilizzerà per compiere grandi cose a condizione che tu creda più nel suo amore che nella tua debolezza. Credi in lui, abbi fede in lui con cieca e assoluta fiducia perché lui è Gesù.
Credi che Gesù, e soltanto lui, è la vita; e che la santità non è altro se non lo stesso Gesù che vive intimamente in te".
Il cuore della spiritualità di Madre Teresa di Calcutta sono state due frasi pronunciate da Gesù Cristo e tramandate dai Vangeli: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40) e "Ho sete" (Gv 19,28), l'implorazione di Gesù sulla croce, subito prima di morire.
Queste ultime due parole campeggiano a fianco del crocifisso in ogni cappella della Congregazione per ricordare "che ogni missionaria è qui per saziare la sete di Gesù, sete di anime e di amore, di bontà e di compassione".

E la sintesi che Madre Teresa faceva della sua vita spirituale e della sua missione può essere rappresentata da una sua rapida frase: "Un'unione d'amore con Gesù, in cui il divino e l'umano si identificano completamente l'un l'altro. Tutto quello che Gesù mi chiede è di donarmi a lui con tutta la mia povertà e il mio niente". L'azione in favore dei più poveri dei poveri si manifestava di conseguenza come un prendere coscienza del loro rappresentare - all'interno del "corpo mistico" della Chiesa - il sacramento di questo profondo bisogno di amore.

Un distillato della sua esperienza lo ritroviamo in due fra le più belle preghiere scritte da Madre Teresa: quella rivolta a Cristo, nella quale la Madre raccontava di aver riversato l'essenza delle locuzioni da lui ricevute, e quella indirizzata a Maria. La prima è: "Dolce Signore, sazierò la tua sete per le anime con il mio amore ardente per te. Il mio calice sarà colmo d'amore e di sacrifici compiuti per te, sazierò sempre più la tua sete per le anime, in unione con Maria, la nostra Regina, sazierò la tua sete". La seconda recita invece: "Maria, Madre di Gesù, sei stata la prima a sentire Gesù gridare: "Ho sete!". Tu sai bene quanto è vero e profondo il suo ardente desiderio per me e per i poveri. Io sono tua - l'intera Congregazione ti appartiene - le sorelle, i padri, i fratelli, sia attivi sia contemplativi. Illuminami, portami faccia a faccia con l'amore nel cuore di Gesù crocifisso. Con il tuo aiuto, o Maria, voglio ascoltare la sete di Gesù e sarà per me una Parola di vita. Stando vicino a te, gli darò il mio amore e sarò la causa della tua gioia, così da saziare la sete di Gesù".

L'essere "povera tra i poveri" per Madre Teresa non era dunque soltanto un modo per condividere la loro vita, bensì un vero e proprio immedesimarsi in quella che lei efficacemente definiva "la povertà della croce". Si trattava dell'adesione totale al piano divino, incarnata nella "rinuncia a ogni volontà, inclinazione, capriccio, desiderio, per rendersi volontariamente schiava della volontà di Dio". Ed era questo l'invito che faceva a ogni consorella, regalando un'immaginetta di Cristo in croce che riportava le parole: "Ho cercato qualcuno che mi consolasse e non ho trovato nessuno", e aggiungendovi a penna: "Sii tu questo "qualcuno"". Un invito che tuttora ella dal Cielo rivolge a ogni cristiano.

Se non ci fosse Gesù?!...


Se non ci fosse Gesù?!...


Racconto

È disperato. Ha perduto la vista all'improvviso e a nulla sono valse le cure dei medici. Ora non ha più denaro; tutti lo hanno abbandonato. È ormai deciso: prima o poi la farà finita con una vita tanto misera. Un giorno sente parlare di un certo Gesù che guarisce tutti, che a Gerico ha persino ridato la vista a un cieco nato e che non chiede nessun compenso per le sue prestazioni. Anzi, assieme alla salute del corpo, ridona la gioia di vivere. Si trascina giorno dopo giorno, Dio solo sa come, fino ad Gerusalemme, poiché gli hanno detto che Lui è là. Ora si aggira per le viuzze della città santa, mentre il sole è al tramonto. In Gerusalemme regna un silenzio profondo, troppo profondo, perché si azzardi a gridare quel nome nel quale ha riposto ogni sua speranza. Si accovaccia per terra e attende il mattino.

Si sveglia mentre attorno lui c’è già il brusio, che caratterizza l'inizio di giornata in una grande città. Raccoglie le idee, si alza in piedi e, porgendo le mani ai passanti, come se volesse chiedere l'elemosina, cerca di fermare qualcuno. Una donna ascolta la sua domanda e gli risponde: "Gesù non lo potrai più incontrare, il Sinedrio lo ha condannato; lo hanno crocifisso una decina di giorni fa. Il cieco si sente perduto. Poi gli balena un'idea improvvisa e supplica la donna: "Ti prego portami al Tempio o da uno dei componenti il Sinedrio". Ella lo accompagna e lo presenta a uno dei sacerdoti che incontrano nell'atrio della casa del Signore. Questi conferma al povero uomo la notizia che già sapeva: Gesù è stato condannato e ucciso. Il cieco implora: "Guariscimi tu dalla mia cecità, o fammi guarire da uno dei membri del Sinedrio, o da Ponzio Pilato!". Il sacerdote, sbalordito, a fatica riesce a fargli comprendere come lui non ha il potere di fare miracoli e come non possa pretenderlo dal Sinedrio e tanto meno dal Procuratore romano... Si fa un silenzio assoluto da parte della folla, che nel frattempo si era radunata, e tutti volgono uno sguardo interrogativo al sacerdote che, triste e vergognoso, guadagna frettolosamente l'interno del sontuoso edificio di culto. Il cieco continua ad interrogare la folla: "Era tanto buono, ma perché l’hanno ucciso?!".

Il cieco è seduto sul muricciolo che delimita la spianata del Tempio, con lo sguardo vuoto puntato alla pianura che non vede, ma che intuisce sotto di sé. È venuto il momento di portare a compimento il suo progetto: basta un salto oltre la balconata e tutto è fatto. All'improvviso sente un tocco sulla spalla; non vi fa caso. Poi sente insistente una voce che gli suggerisse di guardare la valle meravigliosa, il colle di ulivi, il sole che splende alto e illumina tutto di colori sgargianti. Un grido gli rimane strozzato in gola: sì! Vede tutte quelle cose come un tempo. Vede tutto fuorché "Colui" che lo ha toccato: è scomparso. Entra nel Tempio e si metta a riflettere: allora è vero quello che molti vanno dicendo, cioè che Gesù è risorto e sta apparendo qua e là ai suoi discepoli; ed è apparso pure a lui. Una gioia sovrumana invade il suo essere; una sola nube l’offusca: non è riuscito a ringraziare il Signore. Ma subito si rasserena. Quell’ "Uomo" lo avrebbe rivisto a suo tempo, e per ringraziarlo dell'immenso dono avrebbe avuto a disposizione tutta l'eternità.


Il Gesù buono che ha compassione di tutti non è scomparso.
E sempre al nostro fianco, subito pronto a indicarci, purché
glielo chiediamo, il sentiero luminoso che porta alla salvezza.


Per te chi è concretamente Gesù?

lunedì 6 ottobre 2008

Prega con semplicità




La vostra preghiera sia semplicissima; una sola parola è stata sufficiente al pubblicano e al figlio prodigo per ottenere il perdono di Dio (Lc 15,31)...

Non ci sia ricercatezza nelle parole della vostra preghiera; tante volte, i balbettamenti semplici e monotoni dei bambini persuadono il padre!
Non lanciatevi in lunghi discorsi, per non dissipare lo spirito con la ricerca delle parole. Una sola parola piena di fede ha salvato il buon ladrone (Lc 23,42).
La prolissità nella preghiera spesso riempie lo spirito di immagini e lo dissipa mentre spesso una sola parola ha per effetto di
raccoglierlo.

Se vi sentite consolati, afferrati da una parola della preghiera, fermatevi ad essa, poiché allora sta pregando con noi il nostro angelo.
Il primo grado della preghiera consiste dunque nello scacciare con una parola semplice, le suggestioni della mente
appena si presentano.

Il secondo consiste nel mantenere il nostro pensiero solo in ciò che diciamo e pensiamo.
Il terzo, è il rapimento dell’animo nel Signore.


San Giovanni Climaco

Gesù, pensaci Tu

Gesù, pensaci Tu

Gesù, pensaci Tu

L'ATTO DI ABBANDONO

(contro le ansie e le afflizioni)

Don Dolindo Ruotalo, Sacerdote napoletano vissuto e morto in concetto di santità, ha scritto questo insegnamento sull'abbandono in Dio ispirategli da Gesù stesso.

Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a Me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico, in verità che ogni atto di vero, cieco completo abbandono in me produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni più spinose. Abbandonarsi a Me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a Me una preghiera agitata perché Io segua voi e cambiare così l'agitazione in preghiera.

Abbandonarsi, significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero della tribolazione e rimettersi a Me, perché lo solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.

Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose Io opero quando l'anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali, si volge a Me, mi guarda e, dicendomi "PENSACI TU" chiude gli occhi e riposa!

Avete poche Grazie quando vi assillate per produrle; ne avete moltissime quando in preghiera è un affidamento pieno a Me. Voi nel dolore pregate perché lo tolga, ma perché lo tolga come voi credete... Vi rivolgete a Me, ma volete che Io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono.

Non fate così ma come vi ho insegnato nel Pater: "SIA SANTIFICATO IL TUO NOME", cioè sii glorificato in questa mia necessità: "VENGA IL TUO REGNO", ossia, tutto concorra al tuo Regno in noi e nel mondo, "SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ", PENSACI TU.

Io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: "SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, "PENSACI TU". Ti dico che Io ci penso, che intervengo come medico e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l'infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e dì: "PENSACI TU". Ti dico che Io ci penso.

È contro l'abbandono, la preoccupazione, l'agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. È come la confusione dei fanciulli, quando pretendono che la mamma pensi alle loro necessità e vogliono pensarci loro, intralciando con le loro idee e i loro capricci infantili il suo lavoro.

Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia Grazia; chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare; chiudete gli occhi e non pensate al momento presente; stornate il pensiero dal futuro come da una tentazione. Riposate in Me credendo alla mia bontà e vi giuro, per il mio Amore che, dicendomi con queste disposizioni: "PENSACI TU", Io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi. Io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, poiché non c'è medicina più potente di un mio intervento di Amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate cosi alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come Io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi e come mi accoro nel vedervi agitati!

Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane. Confidate perciò in Me solo, riposate in Me, abbandonatevi a Me in tutto.

Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in Me e del nessun affidamento in voi: Io spargo tesori di Grazie quando voi siete nella piena povertà!

Se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, seguite quindi il percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi.

Opera divinamente chi si abbandona a Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell'anima chiusi: "GESÙ PENSACI TU". E distraiti, perché la tua mente è acuta... per te è difficile vedere il male. Confida in Me spesso, distraendoti da te stesso. Fa' così per tutte le tue necessità. Fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio Amore.

Io ci penserò, ve lo assicuro.

Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando Io vi faccio la Grazia dell'immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e dì con tutta l'anima: "GESÙ PENSACI TU". Non temere, ci penso Io e tu benedirai il tuo nome umiliando te stesso. Le tue preghiere non valgono un patto di fiducioso abbandono; ricordalo bene. Non c'è novena più efficace di questa:

"O GESÙ, MI ABBANDONO IN TE, PENSACI TU".

"ABBANDONATI AL MIO CUORE...E VEDRAI".

Voglio che tu creda nella mia Onnipotenza e non nella tua azione: che tu cerchi di mettere in azione Me, non te negli altri.

Tu cerca la mia intimità, esaudisci il mio desiderio di averti, di arricchirti, di amarti come voglio. Lasciati andare, lasciami riposare in te, lasciami sfogare su di te continuamente la mia Onnipotenza. Se tu rimarrai vicino a Me non ti preoccuperai di fare per conto tuo, di correre per uscire, per dire di aver fatto; mi dimostrerai che credi nella mia Onnipotenza e Io lavorerò intensamente con te quando parlerai, andrai, starai in preghiera o dormirai, perché "ai miei diletti do il necessario anche nel sonno " (Salmo 126). Se starai con Me senza voler correre ne preoccuparti di cosa alcuna per te ma la rimetterai con totale fiducia a Me, Io ti darò tutto quello che ti necessita secondo il mio disegno eterno.

Ti darò i sentimenti che voglio da te, ti darò una grande compassione verso il tuo prossimo e ti farò dire e fare quello che Io vorrò.

Allora la tua azione verrà dal mio Amore. Io solo, non tu con tutta la tua attività, potrò fare dei figli nuovi, che nascono da Me. Io ne farò tanti di più quanto più tu vorrai essere un vero figlio quanto l'Unigenito, perché lo sai che: "Se farai la mia Volontà, mi sarai fratello, sorella e madre " per generarmi negli altri, perché Io produrrò nuovi figli, servendomi di veri figli. Quello che tu farai per riuscire, è tutto fumo in confronto a quello che faccio Io nel segreto dei cuori per quelli che amano.

"Rimanete nel mio Amore... se rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato " (Gv 15,7

INNO ALLO SPIRITO SANTO O Spirito Creatore, vieni, le menti visita: di grazia colma l'anima di chi creasti provvido. Consolatore ottimo, dono del Dio altissimo, sorgente, fuoco, carità, consacrazione intima. O Donatore benefico di sette doni mistici sul labbro degli Apostoli le lingue tu moltiplichi. I nostri sensi illumina, d'amore i cuori penetra,rafforza i corpi deboli col tuo potente impeto. Le forze ostili dissipa, dona la pace all'anima, con Te per guida, o Spirito, scampiamo dal pericolo. A noi rivela, o Spirito, il Padre e l'Unigenito, uniti a Te nell'intimo d'amore inestinguibile. Sia gloria al Padre altissimo, al Vincitor degli inferi, all'increato Spirito negl'infiniti secoli. Amen. V. - Manda il tuo Spirito e sarà una nuova creazione. R. - E rinnoverai la faccia della terra. Preghiamo: O Dio, che hai istruito i tuoi fedeli, illuminando i loro cuori con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di avere nello stesso Spirito il gusto del bene e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo nostro Signore. Amen. Gloria, adorazione, benedizione, amore a Te, Eterno Divino Spirito, che ci hai portato sulla terra il Salvatore delle anime nostre. E gloria e onore al Suo adorabilissimo Cuore, che ci ama di infinito amore! O Spirito Santo, Anima dell'anima mia, io Ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami, insegnami ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini. Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che desideri da me e di accettare tutto ciò che permetterai mi accada: fammi solo conoscere la Tua volontà. SEGUENZA ALLO SPIRITO SANTO Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. 0 luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

Informazioni personali

La mia foto
ALLELUIA!!!! MI CHIAMO GAETANO, HO 25 ANNI E SONO SICILIANO (PROV SR). FACCIO PARTE DEL PASTORALE DI SERVIZIO DEL MOVIMENTO DELL'ASSOCIAZIONE RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO DELLA MIA PARROCCHIA. NEL MONDO E NELLA CHIESA SIAMO CHIAMATI AD ESSERE PER LE ALTRE PERSONE, LA LUCE DEL MONDO, ATTRAVERSO LA PAROLA DI GESU' E LA NOSTRA TESTIMONIANZA.